

(...) un codice miniato, un’iconostasi, un santuario, una fiaba, come
d’altronde la vita stessa, più comunque dalla parte della rivelazione
che non piuttosto del documento. Se la bellezza non è che il primo
grado del tremendo, qui siamo ai gradi successivi, si chiamino pure
stadi o fasi, in questo, e non solo in questo senso c’è tutta un’estetica
da riscrivere, in chiave di seduzione e ancor più di destabilizzazione.
Infatti il labirinto scritturale di cosimo musso altro non è che un
addentrarsi, né è detto che ciò accada per gradi, dentro il sublime, ed
insieme la dettagliata narrazione di tale addentrarsi. Sono
considerazioni però rischiose, che possono deperire ad ermeneutica;
meglio senz’altro seguire le indicazioni che il testo contiene, là dove
la vita tutta si identifica con un passo e un respiro, e questi a loro
volta con la potenza epifanica dello sguardo.
ALLORA COSIMO MUSSO?
Niente da dichiarare.
RICCARDO CAVALLO RAPPORTO CONFIDENZIALE SU COSIMO MUSSO
ESTATE 1996.